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2026

Zubin Mehta torna al Lingotto alla guida della West-Eastern Divan Orchestra

Zubin Mehta

Eccellenza artistica e impegno per la ricerca si incontrano sabato 21 febbraio alle 20.30 in un appuntamento che unisce tre grandi realtà piemontesi. Il concerto, che presso l’Auditorium Giovanni Agnelli vede protagonisti Zubin Mehta e la West-Eastern Divan Orchestra, nasce dalla coproduzione tra Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica e vede come Charity Partner la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, per valorizzare e promuovere le attività di cura e ricerca dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Una sinergia che ricalca il modello già sperimentato con successo nel gennaio 2024, quando Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra furono protagonisti di un evento sold-out che unì per la prima volta i tre enti a sostegno della ricerca oncologica.

La serata segna il ritorno a Torino di Zubin Mehta e l’esordio torinese della West-Eastern Divan Orchestra, fondata nel 1999 da Daniel Barenboim e dallo studioso di letteratura palestinese Edward W. Said come simbolo di dialogo e convivenza tra giovani musicisti israeliani, palestinesi e di altri paesi del Medio Oriente. Il programma della serata, realizzato nell’ambito di Lingotto Musica per la Comunità, rende omaggio a due pilastri del sinfonismo austro-tedesco – Ludwig van Beethoven e Franz Schubert – e rinnova la collaborazione tra Lingotto Musica e MITO SettembreMusica.

Accanto a una carriera interpretativa di eccezionale ampiezza e prestigio, Zubin Mehta ha sempre affiancato un forte impegno civile. In questa prospettiva si colloca il suo lungo e significativo rapporto con la West-Eastern Divan Orchestra, che ha diretto in numerose occasioni sin dalla sua fondazione. L’ensemble rappresenta una testimonianza concreta di come la musica possa unire e costruire ponti là dove la politica divide, superando le divisioni in nome di una comune passione artistica. Nel corso degli anni la formazione si è affermata come una delle orchestre più apprezzate a livello internazionale, esibendosi nei maggiori festival e sale da concerto del mondo e affrontando un repertorio che spazia dal grande sinfonismo classico-romantico alla musica del Novecento.

Il programma mette a confronto tre momenti significativi del repertorio sinfonico fra primo e pieno Ottocento: dalla tensione etico-drammatica dell’Ouverture «Leonore» al dialogo ironico con la tradizione classica che permea l’Ottava Sinfonia beethoveniana. La serata si chiude con la Sinfonia n. 9 «La Grande» di Schubert, che rielabora l’eredità del genio di Bonn in una dimensione narrativa ampia, luminosa e dilatata nel tempo.

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L’Accademia Bizantina torna al Lingotto con un programma all’insegna del grande repertorio barocco

Martedì 21 aprile, alle 20.30 in Auditorium Giovanni Agnelli. Dalla magnificenza dei Concerti Grossi di Corelli, Händel e Geminiani all’intima tenerezza dello Stabat Mater di Pergolesi.

Il ritorno di Alexander Romanovsky per l’appuntamento conclusivo dei Pianisti del Lingotto

Martedì 7 aprile, alle 20.30 in Sala 500. Un programma che spazia dal classicismo di Mozart alle visioni pittoriche di Debussy e Musorgskij.

Marie-Ange Nguci debutta al Lingotto sulle note di Chopin, Schumann, Ravel e Liszt

Martedì 31 marzo, in Sala 500. Letteratura e musica si intrecciano in un programma dal virtuosismo visionario.

Igor Levit debutta ai Pianisti del Lingotto con un programma dedicato a Beethoven, Chopin e Schumann

Lunedì 2 marzo, in Sala 500. Un percorso attraverso l’evoluzione della sonata tra Classicismo e Romanticismo.

Pierre-Laurent Aimard debutta al Lingotto con due capolavori mozartiani

Martedì 27 gennaio, presso l'Auditorium Giovanni Agnelli. Dalla collaborazione tra il pianista francese e la CAMERATA Salzburg nasce un programma dedicato al grande classicismo viennese.

Beethoven al posto di Čajkovskij nel concerto di Anne-Sophie Mutter

Venerdì 22 maggio 2026, presso l'Auditorium Giovanni Agnelli. Restano invariati orchestra, direttore e la seconda parte del programma, con l’esecuzione della Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler.