Martedì 18 Novembre, alle 20:30, in Sala 500
Dopo il successo della prima edizione, prende il via la nuova stagione dei Pianisti del Lingotto. Ospite per la prima volta di Lingotto Musica il virtuoso argentino Nelson Goerner, interprete capace di coniugare rigore analitico e naturalezza espressiva. Il recital è un viaggio attraverso due secoli di musica per pianoforte: dal rigore contrappuntistico di Bach all’intimità visionaria di Schubert, dalla poesia chopiniana alle tempeste emotive di Schumann.
Il virtuoso argentino Nelson Goerner
Nato nel 1969 a San Pedro, Nelson Goerner ha esordito come solista a soli undici anni. Nel 1986 ha poi vinto il Concorso Franz Liszt di Buenos Aires. Sostenuto da Martha Argerich – con cui lo lega da allora una profonda amicizia – si è perfezionato in Svizzera con Maria Tipo. Nel 1990 ha vinto il prestigioso Concorso Internazionale di Ginevra. Da allora ha intrapreso una carriera che lo ha portato nelle maggiori sale internazionali e nei festival più importanti, da Salisburgo a Verbier, dagli BBC Proms a La Roque d’Anthéron.
Il pianista argentino vanta un lungo sodalizio con il Mozarteum di Buenos Aires. È inoltre membro della commissione artistica dello Chopin Institute di Varsavia. Per l’etichetta dell’istituto polacco ha inciso programmi dedicati a Godowsky e Paderewski. La sua discografia pluripremiata spazia da Liszt ad Albéniz, da Chopin a Schumann, testimoniando un’ampiezza di interessi che abbraccia l’intero repertorio romantico e oltre. Recentemente ha concluso con Martha Argerich un tour tra Spagna e Francia in omaggio a Maurizio Pollini, a un anno dalla sua scomparsa.
In programma toccate, sonate e fantasie tra Barocco e Romanticismo
Apre il programma la Toccata in do minore BWV 911 di Johann Sebastian Bach (periodo di Weimar, 1708-1717): un’opera che, combinando stile improvvisativo e sezioni di rigoroso contrappunto, anticipa il conflitto tra forma codificata e slancio espressivo che percorrerà l’intero concerto.
Segue la monumentale Sonata in do minore D. 958 di Franz Schubert, composta nel 1828, ultimo anno di vita del compositore viennese. Appartenente alla celebre trilogia delle sonate tarde, quest’opera rappresenta uno dei vertici della letteratura pianistica schubertiana, in cui la scelta della tonalità minore conferisce al lavoro una tensione drammatica di stampo beethoveniano.
La Fantasia in fa minore op. 49 di Fryderyk Chopin (1841) segna l’ingresso nella dimensione più propriamente romantica del programma: l’opera sfida le convenzioni formali con la sua struttura quadripartita, in cui la tonalità di fa minore assume connotazioni di cupo fatalismo.
Conclude il concerto la Fantasia in do maggiore op. 17 di Robert Schumann (1836-1838). Tra le più complesse e visionarie del catalogo schumanniano, l’opera abbraccia una concezione poetico-musicale di straordinaria libertà, con il motto beethoveniano tratto dal ciclo All’amata lontana che attraversa l’intero lavoro come un’ossessione lirica, trasformandolo in un omaggio al maestro di Bonn e una dichiarazione d’amore a Clara Wieck.