Venerdì 12 dicembre, alle 20.30, all’Auditorium Giovanni Agnelli
Unanimemente considerato uno dei più grandi interpreti viventi, Grigory Sokolov persegue da sempre la ricerca del senso più profondo delle opere che costituiscono il suo vasto repertorio. Una dedizione assoluta che, unita alla sua presenza costante sui massimi palcoscenici internazionali, fa di ogni suo concerto un’esperienza d’ascolto di rara intensità. Dopo il successo delle ultime due stagioni, torna all’Auditorium Giovanni Agnelli con un programma dedicato a Beethoven e Brahms.
Al via il programma Lingotto Musica per la comunità
Con il charity partner Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi prende il via il programma Lingotto Musica per la Comunità: un’iniziativa che mette la forza della musica al servizio del territorio, diventando occasione di visibilità per enti che operano ogni giorno a favore di chi è in difficoltà. Realtà solidale che da 70 anni interviene in Piemonte, in Italia e nel mondo a sostegno di anziani, bambini, famiglie vulnerabili e persone senza dimora, la Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi trova nelle Tredicesime dell’Amicizia una delle iniziative più sentite.
Il prodigioso Grigory Sokolov
Il talento di Grigory Sokolov è stato riconosciuto nel 1966 quando, a soli sedici anni, è diventato il più giovane musicista di sempre a vincere il Primo Premio al Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca. Con il crollo dell’URSS si è progressivamente affermato anche sulla scena internazionale. Ha svolto grandi tour negli Stati Uniti e in Giappone e ha collaborato con le orchestre più prestigiose, prima di dedicarsi esclusivamente al recital solistico. Il recital, nel quale è in grado di stabilire una profonda connessione con il pubblico, è infatti l’unico modo per apprezzare un artista incline per natura a diffidare delle registrazioni in studio. Le sue rare incisioni, in esclusiva per Deutsche Grammophon dal 2014, sono quasi esclusivamente dal vivo e comprendono un repertorio che va da Purcell a Rachmaninov, passando per i grandi autori del XIX secolo.
Un programma dedicato a Beethoven e Brahms
La Sonata n. 4 in mi bemolle maggiore op. 7 è una tappa importante nel percorso evolutivo del giovane Ludwig van Beethoven. Edita con numero d’opus singolo, reca nella prima edizione il titolo Grande Sonata. Con quest’opera, Beethoven consacra la sonata a genere di dignità pari a quella del quartetto e della sinfonia. Le sei Bagatelle op. 126 sono invece una delle ultime composizioni pianistiche del genio di Bonn. La forza immaginifica della musica di Robert Schumann si riverbera nelle quattro Ballate op. 10 di Johannes Brahms, composte nel 1854 e pubblicate due anni più tardi. La raccolta si presenta come un ciclo unitario, una sorta di meditazione in musica intorno alla tragica vicenda narrata nella ballata tradizionale scozzese Edward. In questa poesia, il giovane principe confessa alla madre un terribile delitto, ed è costretto a lasciare la sua patria per sempre. A distanza di un quarto di secolo, le atmosfere nordiche e il clima ardente delle ballate giovanili tornano a caratterizzare due opere della maturità del compositore: le Rapsodie op. 79, eseguite per la prima volta nel 1880 da Brahms stesso.