Pochi pianisti al mondo hanno con Bach un rapporto così esclusivo e profondo come Angela Hewitt: l’interprete canadese, parallelamente agli ultimi impegni con l’integrale delle Sonate di Mozart per Hyperion e la Mozart Odissey – l’esecuzione integrale dei Concerti mozartiani – non interrompe il dialogo con il compositore che l’ha resa celebre, a partire dalla vittoria al Toronto International Bach Piano Competition del 1985, tenuta in memoria di Glenn Gould. Da allora quel legame non ha fatto che approfondirsi, fino alla monumentale Bach Odyssey (2016-2022), in cui ha eseguito l’integrale delle opere per tastiera in dodici recital presentati in tutto il mondo. Martedì 16 febbraio torna ospite all’Auditorium Giovanni Agnelli con un programma in due parti: sei coppie di preludi e fughe tratte alternatamente dai due libri del Clavicembalo ben temperato, che attraversano le tonalità con la logica di un sistema e la libertà di un viaggio; segue la Partita n. 4 in re maggiore, la più sontuosa delle sei, in cui movimenti di carattere orchestrale si alternano a pagine di intima espressività.

