Il pianista francese Lucas Debargue ha forgiato un percorso del tutto fuori dagli schemi: cresciuto in una famiglia di non musicisti, ha abbandonato lo strumento a quindici anni per studiare letteratura, per poi presentarsi al Concorso Čajkovskij del 2015 – dove, pur classificandosi quarto, ricevette il premio della critica musicale moscovita come interprete il cui «incredibile talento, visione artistica e libertà creativa» hanno impressionato il pubblico. Un percorso fuori da ogni schema, per un pianista ancora oggi difficile da classificare: il jazz, la letteratura, il cinema e la pittura sono per lui fonti di ispirazione tanto quanto la tradizione classica. Il programma che presenta venerdì 20 novembre per il suo ritorno al Lingotto – questa volta in Sala 500 – è lo specchio fedele di questa libertà: quattro Sonate di Scarlatti aprono la serata, con la loro arguzia barocca, seguite dalla raffinata sensorialità di Ravel con la Sonatine e i Jeux d’eau e dalla titanica Sonata n. 2 di Rachmaninov. A chiudere, una sua composizione originale su tema di Gershwin: un gesto rivelatore della sua idea di musica come territorio senza confini.

