Martedì 11 marzo alle 20.30 all’Auditorium Giovanni Agnelli
È interamente dedicato all’integrale dei Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach il concerto che martedì 11 marzo, alle 20.30 all’Auditorium Giovanni Agnelli, vede Ton Koopman nella doppia veste di direttore e clavicembalista alla guida della sua Amsterdam Baroque Orchestra. A distanza di quasi trent’anni il maestro olandese ritorna al Lingotto con uno dei più alti esperimenti di musica strumentale di tutti i tempi.
Ton Koopman spegne ottanta candeline rileggendo i Concerti Brandeburghesi
Figura chiave nel revival dell’early music, Koopman è autorità indiscussa nell’approfondimento e interpretazione del repertorio antico su strumenti d’epoca europei. Nel 1979 ha fondato l’Amsterdam Baroque Orchestra, cui ha fatto seguito l’Amsterdam Baroque Choir nel 1992: con la ABO&C ha guadagnato fama mondiale grazie a progetti discografici pluripremiati, come l’integrale delle Cantate sacre e profane bachiane (1994-2004) e l’opera omnia di Dietrich Buxtehude. Come direttore ospite collabora con prestigiose orchestre quali i Berliner Philharmoniker, la New York Philharmonic e la Royal Concertgebouw Orchestra. Per il suo impegno come accademico e ricercatore ha ricevuto un dottorato ad honorem dall’Università di Utrecht, le cattedre onorarie a Lubecca e Linz ed è Professore emerito presso l’Università di Leida. Nel 2006 ha ricevuto la Medaglia Bach di Lipsia e nel 2014 il Premio Bach della Royal Academy of Music. Dal 2019 è Presidente del Bach Archive di Lipsia. La sua impressionante biblioteca musicale (10.000 libri e stampe musicali, 5.000 edizioni antiche e 400 manoscritti) documenta la sua ricerca artistica di tutta una vita.
I Sei Concerti per diversi strumenti, passati alla storia come Brandeburghesi
Dedicati a Cristiano Ludovico di Brandeburgo nel 1724, i Concerti Brandeburghesi rappresentano un capolavoro nell’arte del Concerto, uno scrigno che riassume stili e influenze barocche. Ciascuno è scritto per una combinazione strumentale diversa e la loro straordinaria varietà di soluzioni creative, che va dal contrappunto alla linearità di stampo vocale (senza dimenticare la lezione di Corelli e Vivaldi), fanno di queste sei pagine bachiane un florilegio unico nella storia della musica.