Martedì 31 marzo, alle 20.30 in Sala 500
Pianista dalla grande padronanza tecnica e rara sensibilità intellettuale, Marie-Ange Nguci esordisce al Lingotto con un programma in cui il virtuosismo si fa strumento per tradurre in suono la letteratura. Il programma conduce – martedì 31 marzo alle 20.30, in Sala 500 – dall’eleganza salottiera del giovane Chopin all’universo inquieto e frammentato di Schumann, dalle atmosfere meditative dell’ultimo Liszt alle prose sonore di Ravel.
Marie-Ange Nguci
Formatasi al Conservatorio di Parigi sotto la guida di Nicholas Angelich, Marie-Ange Nguci ha conseguito il diploma aggiungendovi le specializzazioni in analisi musicale, musicologia, pedagogia, violoncello e organo, oltre a un dottorato in musica a New York e un anno di direzione d’orchestra a Vienna. Nel 2018 l’uscita del primo disco – En Miroir, con opere di Bach, Franck, Saint-Saëns ed Escaich – ha segnato il suo ingresso sulla scena internazionale portandola nelle sale più importanti, dal Musikverein di Vienna alla Philharmonie de Paris, dalla Suntory Hall di Tokyo alla Sydney Opera House. Da allora ha collaborato con orchestre come la NHK Symphony Orchestra, il Konzerthausorchester Berlin e l’Orchestre de Paris, sotto la guida di direttori come Paavo Järvi, Fabio Luisi e Alan Gilbert.
Un programma dal virtuosismo visionario
Il recital apre con il Rondò in mi bemolle maggiore op. 16 di Chopin, composto nel 1832 quando il giovane compositore sperimentava ancora le forme classiche orientandosi verso la maturità espressiva: l’introduzione appassionata cede il passo a un gioioso tema principale, creando un efficace contrasto. Lo stesso dualismo tra ombra e luce trova espressione nella Kreisleriana op. 16 di Schumann (1838). Il ciclo incarna l’anima più visionaria del Romanticismo, esplorando stati emotivi estremi attraverso brusche alternanze. Aux cyprès de la Villa d’Este. Thrénodie I, II espongono la vena meditativa e introspettiva di Liszt, mentre Les jeux d’eaux à la Villa d’Este anticipa le sonorità impressioniste di Debussy e Ravel: il concerto chiude con il suo trittico Gaspard de la nuit (1908), dove la tastiera si fa evocatrice delle prose poetiche di Aloysius Bertrand, traducendole in immagini sonore di grande vividezza.