Dopo il fortunato debutto della scorsa stagione, Angela Hewitt torna in Sala 500 per interpretare pagine del compositore a cui ha consacrato la sua carriera. Per il secondo appuntamento dei Pianisti del Lingotto, la pluripremiata artista canadese guida il pubblico nei meandri dello sterminato catalogo di Johann Sebastian Bach: il programma disegna un raffinato gioco di intrecci che mette in luce la pluralità di modelli formali e stilistici da cui il Kantor di Lipsia trae ispirazione, ricomponendoli in una visione di straordinaria profondità creativa.
La carriera internazionale di Angela Hewitt (1958) ha preso il via nel 1985 con la vittoria del primo premio al Toronto International Bach Piano Competition. Da allora si è guadagnata l’approvazione della critica grazie all’incisione dell’integrale delle opere per tastiera di Bach, progetto decennale (1994-2004) che l’ha fatta entrare nel ristretto novero dei più autorevoli interpreti bachiani al fianco di Rosalyn Tureck, Glenn Gould e Sir András Schiff. Artista pluripremiata, è stata nominata “Artist of the Year” ai Gramophone Awards nel 2006, ed è stata inserita nella “Hall of Fame” della rivista Gramophone nel 2015. È stata inoltre la prima donna ad aggiudicarsi nel 2020 la Medaglia Bach della Città di Lipsia. Dal 2005 è direttrice artistica del Trasimeno Music Festival da lei stessa fondato.
Il programma si articola in un affascinante itinerario alla scoperta del genio creativo di Bach, capace di spaziare dal rigoroso contrappunto ad audaci virtuosismi assimilando la varietà degli stili europei in un linguaggio unitario di grande profondità intellettuale ed espressiva. Dalla Toccata in re maggiore BWV 912, ancora legata alla tradizione nord-tedesca dell’improvvisazione virtuosistica, si passa all’eleganza coreutica della Suite francese n. 5 BWV 816, esemplare assimilazione del gusto galante francese. La Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903 rappresenta uno dei vertici dell’espressività bachiana per tastiera, per audacia armonica e tensione retorico-drammatica. La Partita n. 5 BWV 829 amplia ulteriormente l’orizzonte delle forme di danza, con una concezione di ampio respiro in cui convivono virtuosismo, invenzione tematica e densità contrappuntistica. Con il Concerto italiano BWV 971, Bach reinventa sulla tastiera l’energia del concerto solistico vivaldiano, facendo dialogare tutti e solo senza bisogno d’orchestra. A coronamento del percorso, il Preludio e Fuga in la minore BWV 894 offre una sintesi magistrale tra eloquenza improvvisativa e rigore formale.