Eccellenza artistica e impegno per la ricerca si incontrano sabato 21 febbraio alle 20.30 in un appuntamento che unisce tre grandi realtà piemontesi. Il concerto, che presso l’Auditorium Giovanni Agnelli vede protagonisti Zubin Mehta e la West-Eastern Divan Orchestra, nasce dalla coproduzione tra Fondazione per la Cultura Torino e Lingotto Musica e vede come Charity Partner la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, per valorizzare e promuovere le attività di cura e ricerca dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Una sinergia che ricalca il modello già sperimentato con successo nel gennaio 2024, quando Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra furono protagonisti di un evento sold-out che unì per la prima volta i tre enti a sostegno della ricerca oncologica.
La serata segna il ritorno a Torino di Zubin Mehta e l’esordio torinese della West-Eastern Divan Orchestra, fondata nel 1999 da Daniel Barenboim e dallo studioso di letteratura palestinese Edward W. Said come simbolo di dialogo e convivenza tra giovani musicisti israeliani, palestinesi e di altri paesi del Medio Oriente. Il programma della serata, realizzato nell’ambito di Lingotto Musica per la Comunità, rende omaggio a due pilastri del sinfonismo austro-tedesco – Ludwig van Beethoven e Franz Schubert – e rinnova la collaborazione tra Lingotto Musica e MITO SettembreMusica.
Accanto a una carriera interpretativa di eccezionale ampiezza e prestigio, Zubin Mehta ha sempre affiancato un forte impegno civile. In questa prospettiva si colloca il suo lungo e significativo rapporto con la West-Eastern Divan Orchestra, che ha diretto in numerose occasioni sin dalla sua fondazione. L’ensemble rappresenta una testimonianza concreta di come la musica possa unire e costruire ponti là dove la politica divide, superando le divisioni in nome di una comune passione artistica. Nel corso degli anni la formazione si è affermata come una delle orchestre più apprezzate a livello internazionale, esibendosi nei maggiori festival e sale da concerto del mondo e affrontando un repertorio che spazia dal grande sinfonismo classico-romantico alla musica del Novecento.
Il programma mette a confronto tre momenti significativi del repertorio sinfonico fra primo e pieno Ottocento: dalla tensione etico-drammatica dell’Ouverture «Leonore» al dialogo ironico con la tradizione classica che permea l’Ottava Sinfonia beethoveniana. La serata si chiude con la Sinfonia n. 9 «La Grande» di Schubert, che rielabora l’eredità del genio di Bonn in una dimensione narrativa ampia, luminosa e dilatata nel tempo.